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26 luglio 2015
AMICHEVOLI DI LUSSO

Ieri si sono disputate due amichevoli di lusso. 

A Pechino, si è tenuto un assaggio di serie A con la sfida tra Milan e Inter. L'incontro è finito 1-0 a favore dei rossoneri, portati alla vittoria da una perla di Mexes, ma ha offerto poco altro. Lo spettacolo non è stato esaltante, pochi tiri in porta, qualche bella giocata del neo-acquisto rossonero Bacca, la perla di Mexes ad impreziosire il tutto e l'eccessiva foga di Nocerino che ha rimediato un rosso per fallaccio su Kondogbia. Come tutte le amichevoli, il risultato dice poco o nulla, da valutare è di più la prestazione. 

Il Milan può di certo prendere atto di essere sulla strada giusta, Bacca ha mostrato lampi di buon gioco e la squadra è apparsa solida, seppur poco sollecitata dagli avversari ed ancora bisognosa della prodezza del singolo per vincere. Di sicuro c'è ancora tanto da lavorare e la necessità di qualche innesto rimane, specie in difesa, però la cura Mihajlovic sembra cominciare già a farsi sentire, la grinta in campo non manca.

Il discorso per l'Inter è un po' più complicato. I nerazzurri sono partiti con molti giovani e quasi tutte le riserve, hanno cambiato più volte modulo, mostrando così una carenza di gioco e finendo per non pungere in attacco. Qualche perplessità possono destarla però i campioni dell'Inter, infatti tra i rossoneri c'è stato chi ha sbloccato la gara con una prodezza e chi si è messo in luce per voglia e qualità, tra i nerazzurri invece sono parsi tutti un po' opachi. Comunque di tempo per lavorare ce n'è tanto e il calcio d'estate lascia il tempo che trova.


A San Gallo si è tenuta un'altra amichevole di lusso, tra due squadre che si sono affrontate negli ottavi di finale della scorsa Champions League, Juventus e Borussia Dortmund. Tra le due squadre la differenza di condizione è apparsa notevole, i tedeschi si allenano da un mese, hanno già sette amichevoli alle spalle e a breve giocheranno i preliminari di Europa League, la Juve invece si allena da dieci giorni ed era alla prima uscita stagionale. La diversa condizione però giustifica solo in parte il 2-0 che i tedeschi hanno rifilato ai bianconeri. Nella Juve ha brillato infatti il solo Buffon, grazie al quale si è evitata la goleada tedesca, il tridente d'attacco formato da Dybala, Morata e Mandzukic ha impensierito pochissimo la difesa dei gialloneri a causa di un'evidente mancanza di intesa. Anche i movimenti di centrocampo e difesa non hanno convinto, con il reparto arretrato rimasto troppo spesso in inferiorità numerica. C'è molto da lavorare per la Juve in vista dell'inizio della stagione, specie sull'inserimento dei nuovi innesti, e come ha confessato lo stesso Allegri nell'intervista post-partita serve un trequartista di ruolo.


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7 ottobre 2012
SERIE A, SETTIMA GIORNATA: IL NAPOLI RIAGGANCIA LA JUVE

Vittoria importante per il Napoli di Mazzarri che, al San Paolo, ha battuto l’Udinese per 2-1. I biancazzurri così riagganciano in vetta la Juve, in attesa dello scontro diretto della prossima giornata, e riscattano il brutto 3-0 incassato a Eindhoven, l’Udinese invece non ha mostrato nemmeno la metà del carattere messo in campo nell’impresa dell’Anfield Road.

Il Napoli schiera la formazione tipo, con De Sanctis in porta, i 3 di difesa che sono Campagnaro, Fernandez (al posto dello squalificato Cannavaro) e Gamberini; a centrocampo operano Inler e Behrami, con Maggio e Zuniga posizionati sulle fasce; in avanti Hamsik gioca dietro le punte che sono Pandev e Cavani.

Guidolin schiera l’Udinese con Brkic tra i pali, protetto da Benatia, Danilo e Domizzi in difesa; in mezzo al campo giocano Allan, Pinzi e Lazzari, mentre le ali sono Pereira e Pasquale; in attacco Maicosuel opera alle spalle di Di Natale.

La partita comincia con l’Udinese che cerca di tenere il controllo del gioco, per lunghi tratti i bianconeri tengono palla nella metà campo avversaria, ma i friuliani non riescono a trovare spazi, l’unica conclusione degna di nota c’è al 6’, quando Di Natale gira alto sulla traversa un cross di Pasquale. Nonostante la partita la facciano i friuliani, è il Napoli la squadra più pericolosa, perché quando i partenopei ripartono possono contare sulla maggiore qualità dei suoi top player, soprattutto in un Hamsik in serata di grazia. Al 21’ Brkic trema a causa di un colpo di testa ravvicinato di Cavani, ma il portiere salva in extremis. Al 30’ Cavani con uno splendido colpo di tacco serve in area Maggio che crossa basso, si avventa sul pallone Hamsik che porta il Napoli in vantaggio. L’Udinese sembra accusare il gol subito e cala di tono, il Napoli così ha gioco facile e sembra in procinto di raddoppiare da un momento all’altro, ma al 43’ i tre difensori napoletani marcano Di Natale e si dimenticano Pinzi, Maicosuel se ne accorge e serve il secondo che mette palla in rete. Il Napoli non si scoraggia e 3 minuti dopo Pandev trova la rete del 2-1, mandando così la squadra negli spogliatoi con un gol di vantaggio.

La ripresa comincia con l’Udinese che prova a fare gioco ed il Napoli che attende per poi ripartire, al 54’ Maggio sfiora l’autogol, ma si conclude solo con tanta paura. La partita va avanti con attacchi sterili dell’Udinese e ripartenze non irresistibili del Napoli, si vedono solo un paio di conclusioni non pericolose di Cavani e Hamsik. Per l’Udinese prova il tiro Maicosuel, ma la palla non trova lo specchio della porta. La girandola delle sostituzioni porta in campo per i bianconeri Ranegie, Barreto e Faraoni al posto di Pinzi, Di Natale e Pereira; il Napoli risponde inserendo Insigne e Dzemaili al posto di Pandev e Hamsik. L’ultima palla gol è del Napoli, con Insigne che porta avanti un ottimo contropiede, però è egoista e tira addosso a Brkic mentre in mezzo all’area c’era Cavani solo. La sostanza comunque non cambia e la gara termina 2-1.

Il Napoli ottiene una vittoria importante che gli permette di agganciare la vetta della classifica e di giocarsi alla pari il match contro la Juventus, i partenopei hanno saputo chiudere gli spazi neutralizzando gli attacchi avversari, in attacco sono stati concreti e cinici, anche se non hanno saputo chiudere la partita.

L’Udinese ha messo in campo tanta buona volontà, ma è mancato un po’ tutto il resto, infatti sui contropiede avversari la difesa spesso ha sbandato, l’attacco è stato poco incisivo così come il suo leader, Totò Di Natale. Ad Anfield Road i friuliani hanno mostrato di avere buone qualità, ma questa sera non si è vista nemmeno l’ombra di quella grande squadra.


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7 ottobre 2012
SERIE A, SETTIMA GIORNATA: MILANO E’ NERAZZURRA

Il derby della Madonnina come sempre ha riservato grosse emozioni, alla fine l’Inter supera 1-0 il Milan grazie ad un gol arrivato nei primi minuti e ad una resistenza eroica per il resto della partita. Il Milan ci ha messo il cuore e poco di più.

Il Milan schiera Abbiati in porta, davanti al quale operano Mexes e Yepes, mentre a presidio delle fasce ci sono Bonera e De Sciglio; davanti alla difesa operano Montolivo e De Jong, mentre più avanzati giocano Emanuelson, Boateng ed El Shaarawy, a sostegno dell’unica punta Bojan.

L’Inter risponde con Handanovic tra i pali, protetto da una difesa a 3 composta da Ranocchia, Samuel e Juan Jesus; a centrocampo giocano Gargano e Cambiasso, mentre le ali sono Nagatomo e Javier Zanetti; in avanti Coutinho agisce alle spalle della coppia Cassano-Milito.

L’Inter parte forte, dopo soli 3 minuti Samuel corregge in rete una punizione di Coutinho, portando i nerazzurri in vantaggio. Tre minuti dopo Nagatomo tenta di trovare il raddoppio, ma la palla si spegne sul fondo. Al 7’ Abbiati rinvia male, nasce una mischia in area che si conclude con un debole colpo di testa di Milito ed il pallone viene afferrato di nuovo dal portiere. Dopo dieci minuti di dominio nerazzurro, il Milan sembra riprendersi e comincia a prendere il controllo del gioco, mentre l’Inter si accontenta di difendersi per poi ripartire in contropiede. Al 15’, sugli sviluppi di una punizione battuta da Emanuelson, Montolivo arriva al tiro, ma la palla si perde sul fondo. Al 19’ El Shaarawy, ben imbeccato da Bojan, impegna Handanovic con un bel diagonale. Al 24’ è ancora il “faraone” a mettere in apprensione il portiere serbo, a servirlo è stato Boateng. La pressione milanista aumenta e l’Inter fatica ad uscire dalla propria metà campo. Al 31’ Montolivo pennella un bel cross, Boateng ci arriva di testa, ma la palla sfiora il palo. Al 36’ Boateng sfrutta un errore di Juan Jesus e tira, ma la palla non trova lo specchio della porta. Al 40’ Montolivo riesce a mettere palla in rete, ma l’arbitro aveva fermato il gioco per un fallo di Emanuelson. Al 45’ Emanuelson serve un bel pallone a Bojan che costringe Handanovic alla parata in corner. Il primo tempo termina 1-0 per l’Inter, con i nerazzurri che però chiudono in sofferenza.

La ripresa vede subito in campo una novità, infatti Stramaccioni lascia negli spogliatoi Coutinho e inserisce al suo posto Guarin. Al 49’ la partita per i nerazzurri si complica ulteriormente, infatti Nagatomo, già ammonito, commette un fallo di mano volontario e rimedia il secondo giallo, finendo anzitempo negli spogliatoi. Stramaccioni corre subito ai ripari, con la squadra in dieci, inserisce Pereira al posto di Cassano. Allegri chiama in panchina Bonera e De Sciglio per inserire Abate e Robinho. Il Milan attacca senza soluzione di continuità, l’Inter si difende con affanno, ma i rossoneri non riescono a mettere la palla in rete. Per vedere impegnato Handanovic bisogna attendere due tiri da fuori di Montolivo, poi gli attacchi del Milan si risolvono in azioni confuse all’interno dell’area che non portano a nulla. Al 71’ Stramaccioni inserisce Palacio al posto di Milito ed Allegri risponde con Pazzini al posto di El Shaarawy. All’81’ l’Inter riesce a produrre un contropiede, con Javier Zanetti che impegna Abbiati in una parata tutt’altro che difficile. L’ultima conclusione è all’84’ di Mexes, poi il forcing finale rossonero è sterile.

Il Milan incassa l’ennesima sconfitta, questa volta cade nel sentitissimo derby. I rossoneri hanno messo in campo molta intensità ed hanno attaccato senza sosta, forti anche di un Montolivo in grande spolvero, però le azioni offensive, nella fase realizzativa, sono risultate sempre improvvisate e mai efficaci. Qualche progresso si è visto in fase di impostazione, dove i giocatori hanno sbagliato molto meno del solito, ma la manovra è mancata di velocità.

L’Inter ha ottenuto una vittoria importante, ma di positivo nella prestazione c’è stato ben poco. I nerazzurri, escludendo i primi dieci minuti, in attacco non sono esistiti, inoltre hanno costantemente subito il gioco rossonero e la difesa in più occasioni ha traballato pericolosamente. La squadra con la vittoria nel derby aggancia la Lazio al terzo posto, però al momento sembra avere qualcosa in meno rispetto i biancazzurri, al Napoli ed alla Juve.


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7 ottobre 2012
PRANDELLI DIRAMA LE CONVOCAZIONI: FUORI CASSANO, TORNA CANDREVA

Circa un’ora fa il ct della Nazionale italiana, Cesare Prandelli, ha ufficializzato le convocazioni dei giocatori che affronteranno Armenia e Danimarca. Confermata l’esclusione di Cassano, tornano in gruppo Criscito, escluso dall’Europeo per la vicenda del calcio-scommesse, Candreva, Balotelli e Gilardino.

Ecco la lista completa.

PORTIERI: Buffon (Juventus), De Sanctis (Napoli), Sirigu (Paris Saint-Germain), Viviano (Fiorentina).

DIFENSORI: Abate (Milan), Balzaretti (Roma), Barzagli (Juventus), Bonucci (Juventus), Chiellini (Juventus), Criscito (Zenit San Pietroburgo), Maggio (Napoli), Ogbonna (Torino), Ranocchia (Inter).

CENTROCAMPISTI: Candreva (Lazio), De Rossi (Roma), Diamanti (Bologna), Giaccherini (Juventus), Marchisio (Juventus), Montolivo (Milan), Pirlo (Juventus), Verratti (Paris Saint-Germain).

ATTACCANTI: Balotelli (Manchester City), Destro (Roma), El Shaarawy (Milan), Gilardino (Bologna), Giovinco (Juventus), Osvaldo (Roma).


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7 ottobre 2012
SERIE A, SETTIMA GIORNATA: LA JUVE VINCE DI MISURA, BENE LE ROMANE

Giornata con poche sorprese quella che si è appena concluso, dove tutte le grandi hanno colto i 3 punti e dove l’unico risultato inatteso è stata la prima vittoria in trasferta del Cagliari in quest’anno solare.

Nell’anticipo delle 12:30 la Roma ha battuto 2-0 l’Atalanta con le reti di Lamela e Bradley. I giallorossi così si lasciano alle spalle la brutta caduta rimediata con la Juve. Ha stupito molto la scelta di Zeman di tenere in panchina De Rossi e Osvaldo, due elementi che nelle prime sei giornate erano parsi indispensabili alla squadra. Buona gara di Francesco Totti, autore di un prezioso assist in occasione della prima rete.

A Siena la Juventus vince 2-1 contro l’undici di Cosmi, ma per l’attuale capolista è stata una gara tutt’altro che semplice. La Juve ha giocato sin dall’inizio con buona intensità, trovando il vantaggio con una punizione di Pirlo al 14’, ma nel recupero del primo tempo un guizzo di Calaiò ha portato il risultato sull’1-1 e la Juve ha dovuto premere fino all’85’ per trovare il gol della vittoria firmato da Claudio Marchisio. Per la Juve c’è da registrare anche una traversa colpita da Pirlo su punizione. Molto nervoso Serse Cosmi, espulso al 41’ per proteste reiterate.

Vittoria di misura della Fiorentina sul Bologna, al Franchi di Firenze finisce 1-0. Il gol decisivo arriva dopo soli 6 minuti con un lampo di Jovetic, poi i viola controllano la gara con tranquillità, senza però riuscire a chiuderla, mentre il Bologna tenta degli attacchi sterili.

Ottima prestazione della Lazio di Petkovic che distrugge 3-0 il Pescara allo stadio Adriatico. Tutti i gol arrivano nel primo tempo, dopo soli 4 minuti Hernanes sblocca il risultato con una punizione dai 25 metri, poi Miroslav Klose segna una doppietta tra il 24’ ed il 35’, chiudendo la gara e lasciando alla Lazio il solo compito di gestire la gara. Il Pescara ci ha messo il cuore, ma la squadra ha evidenziato limiti in ogni zona del campo.

Prima vittoria in trasferta del Cagliari nel 2012, a Torino la squadra di casa deve cedere per 1-0. I granata hanno giocato una gara pessima, hanno tentato di avere il pallino del gioco, ma hanno mostrato troppa imprecisione nei passaggi. Il Cagliari ha tenuto bene il campo e si è reso più volte pericoloso, ma è mancato in fase realizzativa, infatti la marcatura di Nenè è arrivata su calcio di rigore regalato da un ingenuo fallo di mano di Glick.

Il Catania ha battuto 2-0 il Parma, per gli etnei c’è stato il massimo risultato col minimo sforzo, hanno segnato subito con Gomez (2’) e nel finale (80’) con Bergessio, in mezzo c’è stato tanto Parma, ma ai ducali è mancata la cattiveria in fase realizzativa.

In attesa dei posticipi di questa sera (il derby Milan-Inter e la sfida Napoli-Udinese) la classifica vede al comando la Juventus con 19 punti, dietro c’è il Napoli con 16, la Lazio a 15, l’Inter a 12; Roma, Fiorentina e Catania sono a 11; la Sampdoria segue a 10, a 9 c’è il Genoa, a 8 il Torino; Milan, Bologna e Pescara sono a 7; Udinese, Parma e Chievo seguono a 6; Palermo, Atalanta e Cagliari sono a 5; chiude la classifica il Siena a 2.


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6 ottobre 2012
SERIE A, SETTIMA GIORNATA: GENOA E PALERMO LOTTANO E PAREGGIANO

Bella partita tra Genoa e Palermo questa sera a Marassi, dove i grifoni di De Canio hanno pareggiato 1-1 contro il Palermo di Gasperini. Il Palermo è riuscito per primo a portarsi in vantaggio, ma i rossoblu hanno conquistato il pareggio ed avrebbero meritato la vittoria.

Il Genoa si schiera con Bovo e Granqvist davanti al portiere Sebastien Frey, i terzini sono Sampirisi e Antonelli; in mezzo al campo operano Toszer e Kucka, mentre le ali sono Seymour e Jankovic; la coppia d’attacco è composta da Borriello ed Immobile.

Il Palermo, davanti al portiere Ujkani, schiera la difesa a 3 tanto cara a Gasperini, gli uomini che la compongono sono Munoz, Donati e Von Bergen; i 4 di centrocampo sono Barreto e Rios a centro, a destra Morganella ed a sinistra Garcia; in avanti Giorgi ed Ilicic giocano dietro la punta più avanzata che è Miccoli.

Il Genoa tenta subito di prendere il controllo del gioco ed al 5’ Jankovic prova a spaventare i rosanero, ma il suo tiro si perde sul fondo. Il Palermo contiene bene gli attacchi genoani e col passare dei minuti guadagna metri, finendo per mettere sotto gli avversari grazie alla velocità ed all’imprevedibilità dei suoi uomini d’attacco. Al 12’ è Barreto a tentare il tiro vincente, ma la palla si perde sul fondo. Tre minuti dopo Garcia recupera un pallone d’oro e serve Ilicic che crossa, Giorgi colpisce la palla con un colpo di testa in avvitamento e sigla l’1-0 per i siciliani. Il Palermo rischia subito di essere raggiunto a causa di uno sciagurato retropassaggio di testa di Munoz, il pallone per poco non scavalca Ujkani, ma il portiere con una grande parata evita l’autorete. Al 23’ Giorgi serve un buon pallone a Miccoli che tira, ma la palla è alta sulla traversa. Il Genoa non ci sta a perdere e, dopo qualche minuto di smarrimento, riprende a spingere. Al 24’ Ujkani deve parare prima un tiro di Borriello poi, sugli sviluppi del conseguente corner, deve respingere un tiro di Seymour. Al 29’ grande azione sull’asse Jankovic-Borriello-Immobile, con quest’ultimo che spreca tirando altro sulla traversa. Al 40’ lancio d’oro di Antonelli, la palla arriva ad Immobile che è egoista e non serve un liberissimo Borriello, poi Ujkani respinge il suo tiro. Al 42’ De Canio opera il primo cambio, chiamando fuori un invisibile Toszer per mettere nella mischia Jorquera. Al 43’ Borriello di testa impegna ancora Ujkani. Al 45’ si torna a vedere avanti il Palermo, Ilicic trova un buon guizzo e tira, ma la palla esce di un soffio. Al 46’ Antonelli serve ancora un buon pallone ad Immobile, ma l’attaccante genoano si vede ancora respingere il tiro dal portiere rosanero. Il primo tempo termina 0-1, con il Genoa che però avrebbe meritato il pareggio.

La ripresa comincia com’era finito il primo tempo, cioè con il Genoa che attacca ed il Palermo che attende per la ripartenza. Al 48’ Borriello trova il tiro, ma la palla si perde sul fondo. Un minuto dopo Jorquera (in serata di grazia) salta due avversari e serve Kucka che tira, ma la palla non entra. Al 50’ parte un contropiede del Palermo, con Ilicic che serve di tacco Miccoli, ma Frey è pronto e para il tiro dell’attaccante rosanero. Il Genoa non si spaventa e riparte in attacco. Al 52’ Jorquera trova un ottimo cross, Borriello ci arriva di testa e la palla si insacca: 1-1. Gasperini opera il primo cambio: fuori Miccoli e dentro Hernandez; due minuti dopo l’allenatore del Palermo chiama in panchina anche Ilicic per far posto a Kurtic. Ora è completamente cambiata la coppia d’attacco del Palermo, ma i cambi di Gasperini tolgono qualità e vivacità al reparto, tanto che il Palermo comincia ad arrivare in area genoana con minor frequenza. Al 56’ Jorquera pennella un nuovo ottimo cross, stavolta è Granqvist a centrare il colpo di testa, ma la palla non trova lo specchio della porta. Il Palermo tenta il contropiede, Barreto non trova compagni in attacco è tenta lui il tiro, ma la palla esce sul fondo. Al 65’ è ancora il Palermo ad affacciarsi in avanti, ma lo fa di nuovo con un tiro da fuori, è Morganella a cercare invano la gloria. Al 69’ De Canio chiama in panchina Immobile, applaudito dal pubblico per la gara volenterosa che ha fatto, ed inserisce Vargas. Il cambio si rivela azzeccato, infatti il cileno con la sua velocità mette costantemente in crisi Morganella e trova sempre lo spazio per il cross. Al 71’ c’è il primo ed unico guizzo di Hernandez che, servito da un ottimo Barreto, sfiora il palo con un bel tiro. Al 72’ è Vargas ad andare vicinissimo al gol, ma il cileno mette la palla alta sopra la traversa. Al 75’ nel Palermo esce anche Giorgi, autore di un’ottima gara, ed entra Bertolo. All’80’ c’è l’ultimo brivido della gara, Jorquera tenta il tiro da fuori, ma non trova lo specchio della porta. Gli ultimi minuti della gara vedono il Genoa sempre proteso in attacco ed il Palermo che soffre in difesa, piovono in area i cross di Vargas, ma nessuno riesce a correggerli in rete. La gara termina 1-1.

Il Genoa avrebbe sicuramente meritato di vincere. I grifoni hanno giocato con grande intensità per tutti i novanta minuti, hanno saputo difendersi con ordine, sbandando solo di fronte le magie di Miccoli ed Ilicic, ed anche in attacco sono stati molto pericolosi. Quello che è mancato ai rossoblu è la lucidità sottorete, infatti Immobile ha peccato troppo di egoismo e si è fatto prendere dalla frenesia quando ha avuto palla tra i piedi, Borriello ha segnato un gol, ma in altre occasioni non ha saputo essere calmo e lucido, poi Vargas e Jorquera, autori di ottime partite, hanno mostrato di non essere attaccanti quando si sono trovati davanti alla porta. Ottima la lettura del match di De Canio, il tecnico con i suoi cambi ha saputo annullare i punti di forza del Palermo, prima inserendo Jorquera che con il suo dinamismo ha costretto i rosanero a difendersi di più, poi buttando nella mischia Vargas che sulla fascia ha fatto quello che voleva.

Il Palermo deve essere soddisfatto del punto ottenuto a Marassi, soprattutto perché ottenuto al termine di novanta minuti molto sofferti. I rosanero hanno vissuto molto sui guizzi di Ilicic e Miccoli, quando Gasperini (un po’ inspiegabilmente) ha deciso di privarsi dei due fuoriclasse, la squadra è arrivata meno in avanti e si è fatta vedere solo con tiri da fuori dei centrocampisti. Il minor peso offensivo del secondo tempo ha inevitabilmente inciso anche sulla difesa che si è trovata più sotto pressione visto che gli avversari dietro avevano vita facile. Purtroppo il Palermo questa sera ha avuto conferma di non avere una panchina di qualità.


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6 ottobre 2012
SERIE A, SETTIMA GIORNATA: IL CHIEVO TORNA A VINCERE, MALE LA SAMP

Dopo 5 sconfitte consecutive il Chievo Verona del debuttante Corini torna a raccogliere 3 punti in una gara di campionato e può sorridere, anche se la prestazione è stata tutt’altro che impeccabile, grazie al 2-1 rifilato ad una Sampdoria in stato involutivo che incassa la seconda sconfitta consecutiva.

Il Chievo Verona si schiera con il 4-3-3. Davanti al portiere Sorrentino ci sono i centrali Dainelli e Cesar, mentre sulle fasce operano Sardo e Dramè; i 3 di centrocampo sono Guana, Luca Rigoni e Hetemaj mentre in attacco gioca Di Michele a centro, coadiuvato da Thereau e Stoian.

La Sampdoria, che domenica scorsa ha incassato la prima sconfitta in campionato, risponde con lo stesso modulo. In porta gioca Romero, mentre i 4 della difesa sono Berardi, Rossini, Costa e Poulsen; il regista di centrocampo è Maresca, insieme a cui operano Munari e Obiang; l’attacco punta sulla qualità del rientrante Maxi Lopez, accanto a cui giocano Krsticic ed Estigarribia.

Il primo tempo è molto noioso, con il Chievo che tenta di costruire gioco, ma i clivensi sono imprecisi e non riescono a fare più di tre passaggi consecutivi. La Sampdoria non approfitta degli errori avversari, i blucerchiati controllano senza però riuscire a portarsi con pericolosità in avanti. Al 12’ Thereau tenta di trovare da solo la via del gol ed impegna Romero, tre minuti dopo Estigarribia prova la magia da lontano e trova la parte superiore della traversa. La gara scorre via noiosamente, ma per il Chievo piove sul bagnato, infatti i veneti (già privi di Pellissier e Marco Rigoni) perdono Sardo a causa di un infortunio muscolare, al suo posto viene inserito Nicolas Frey. Il finale di tempo vede i doriani accentuare la pressione e battere nel recupero due corner consecutivi. Sul secondo corner, al 47’, Obiang serve affannosamente dietro il portiere Romero che rinvia male, il Chievo si trova così in superiorità numerica e parte in contropiede, Thereau e Luca Rigoni triangolano bene, infine il francese mette a sedere Romero e butta la palla in rete. Il primo tempo si chiude sull’1-0.

Nella ripresa i veneti appaiono più vivaci ed impegnano due volte Romero con David Di Michele. La Sampdoria soffre gli avversari, solo una punizione di Maresca mette in apprensione la difesa clivense, ma il tocco di Krsticic finisce alto sopra la traversa. Il Chievo ha il morale alle stelle e preme, però continua ad essere impreciso. Al 61’ Maresca batte una punizione dal limite, la difesa (soprattutto Rigoni) è piazzata male ed il pallone entra in rete, portando il risultato sull’1-1. Al 63’ Corini chiama in panchina uno spento Stoian ed inserisce Jokic. Il Chievo accusa il pareggio e cala sui ritmi del primo tempo, la Sampdoria guadagna campo, ma continua a mettere in mostra una manovra sterile. Ciro Ferrara corre ai ripari chiamando in panchina un pessimo Poulsen, inserendo al suo posto Soriano. La Sampdoria continua a premere, ma lascia spazi dietro e corre qualche rischio con due tiri di Jokic che trovano Romero pronto. Al 79’ nella Samp esce Krsticic per lasciare posto a Tissone, mentre 5 minuti dopo Corini inserisce Samassa al posto di uno stanco Thereau. All’86’ Obiang cade a centrocampo, l’arbitro non ferma il gioco perché l’infortunio non è grave, intanto la palla arriva a Di Michele che tira, Romero combina un pasticcio e la sfera entra in rete, fissando il risultato sul 2-1. Il mister della Sampdoria si infuria e protesta con Corini, ma il regolamento parla chiaro: se l’arbitro non ferma il gioco i giocatori non sono obbligati a farlo. All’89’ esce Obiang per fare posto a Icardi. In campo non succede più nulla, la Samp preme senza incidere e la gara termina 2-1 per il Chievo.

Il Chievo non ha mostrato un gioco convincente, in fase di impostazione gli errori sono tanti ed anche in difesa la squadra va facilmente in apprensione. La vittoria di oggi è arrivata grazie alla sciagurata partita del portiere avversario, ma sono 3 punti importanti per la classifica, inoltre l’interruzione della striscia negativa farà molto bene al morale dei veneti.

La Sampdoria, dopo un ottimo avvio di campionato, incassa la seconda sconfitta consecutiva e la merita tutta. I doriani hanno giocato con sufficienza, mettendo in campo un gioco lento e senza idee, inoltre il reparto arretrato si è fatto superare con facilità ed il portiere è stato a dir poco un disastro. Ferrara ha molto su cui lavorare, la squadra sembra infatti aver perso sia la grinta che la qualità messe in campo fino a domenica scorsa, cosa che può avere solo ragioni mentali visto che gli uomini sono gli stessi anzi, oggi rientrava anche Maxi Lopez che per la squadra è un top player.


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5 ottobre 2012
EUROPA LEAGUE, SECONDA GIORNATA: IMPRESA UDINESE, NAPOLI AFFONDA

Serata positiva per le squadre italiane impegnate nella seconda giornata di Europa League, con tre vittorie su quattro partite, solo il Napoli stecca nella sua trasferta in Olanda.

Grande impresa dell’Udinese di Guidolin, i bianconeri espugnano Anfield Road (la quarta squadra italiana a riuscirci nella storia) grazie a una straordinaria rimonta propiziata da un grande Di Natale. A passare in vantaggio è il Liverpool con Shelvey al 23’, ma l’Udinese reagisce e nella ripresa prima pareggia con un gran gol di Di Natale (46’), poi raddoppia grazie ad un’autorete di Coates, infine centra il 3-1 con Pasquale (72’), servito da uno strepitoso Di Natale. Al 75’ Suarez accorcia le distanze con una magistrale punizione, dando inizio al forcing del Liverpool che però non cambia il risultato.

Schianto del Napoli che a Eindhoven subisce un pesante 3-0. Dopo nemmeno 20 minuti Lens porta in vantaggio il PSV, favorito da un pasticcio di Rosina, che sostituiva De Sanctis. Al 41’ raddoppia Mertens, poi al 52’ Marcelo fissa il risultato sul 3-0. Napoli nervoso, che chiude la partita con ben 8 ammoniti.

Facile vittoria per l’Inter contro gli azeri del Neftci. Dopo 10 minuti i nerazzurri passano subito in vantaggio con una magia di Coutinho, che di tacco mette la palla in rete. Al 30’ Obi raddoppia, poi al 42’ Livaja chiude la gara siglando la rete del 3-0. Nella ripresa (53’) Canales accorcia le distanze, ma la sostanza della gara non cambia.

Anche la Lazio trova i tre punti, battendo per 1-0 gli sloveni del Maribor. I biancocelesti giocano una buona gara, ma solo al 62’ trovano il vantaggio con Ederson, poi non riescono a chiudere la gara ed Hernanes si fa parare anche un rigore da Handanovic.

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3 ottobre 2012
CHAMPIONS LEAGUE, SECONDA GIORNATA: IL MILAN SOFFRE, MA VINCE

Grande vittoria per il Milan di Allegri che a San Pietroburgo ha battuto per 3-2 lo Zenit di Spalletti. Per i rossoneri si tratta di una vittoria difficile maturata al termine di una gara molto sofferta.

Spalletti schiera lo Zenit con Malafeev in porta, davanti al portiere i due centrali sono Hubocan e Lombaerts, mentre sulle fasce operano Anyukov e Criscito; linea mediana schierata con Fayzulin, Shirokov e Witsel; le tre punte sono Bystrov, Kerzhakov e Hulk.

Allegri schiera il Milan con il 4-2-3-1, il modulo che fino ad ora ha convinto di più. In porta è confermato Abbiati, davanti al quale c’è una linea difensiva a 4 in cui i due centrali sono Bonera e Zapata, mentre i terzini sono Abate e Antonini; nella parte arretrata di centrocampo operano Montolivo e De Jong, mentre i centrocampisti offensivi sono Emanuelson, Boateng ed El Shaarawy, mentre l’unica punta è Bojan.

Nei primi 20 minuti è assoluto dominio Milan, infatti i rossoneri tengono il controllo del gioco e mettono in seria difficoltà i russi soprattutto sulle fasce. Al 13’ Emanuelson batte una punizione dal limite dell’area, la barriera devia il pallone e spiazza il portiere Malafeev, regalando l’1-0 ai rossoneri. Tre minuti dopo parte lo show di El Shaarawy, il “faraone” si beve tutta la difesa russa e batte il portiere con un tiro preciso, portando così la propria squadra sul 2-0. La gara per i rossoneri è in discesa, ma Spalletti cambia il modulo dello Zenit da 4-3-3 a 4-2-3-1 e la musica cambia, infatti i rossoneri perdono il controllo assoluto delle fasce e faticano a costruire gioco, inoltre Hulk pare muoversi meglio nel nuovo modulo e mette in difficoltà la difesa milanista. Abbiati è chiamato ben tre volte al grande intervento, ma durante il secondo minuto di recupero non può nulla su un potente tiro che Hulk esplode da dentro l’area, così arriva l’1-2 e l’arbitro manda le squadre a riposo.

La ripresa parte con lo Zenit molto aggressivo ed il Milan che difende con difficoltà. Al 49’ Hulk batte un ottimo corner, Montolivo si perde in area Shirokov ed il giocatore russo mette palla in rete con un bel colpo di testa. Per il Milan le cose si mettono male, infatti i russi hanno trovato il 2-2 e sembrano molto più in palla. Bojan tenta subito la reazione con un tiro da fuori, ma per il portiere dello Zenit la parata è facile. Proprio Bojan, autore di una gara discreta, lascia il posto a Pazzini. Il Milan recupera un po’ campo e mette un altro po’ di apprensione ai russi con un colpo di testa di Boateng che si perde sul fondo. Pian piano lo Zenit riprende coraggio e si riporta in avanti con aggressività, trovando un tiro insidioso con Witsel che non trova la porta. Al 64’ Allegri inserisce Nocerino al posto di Emanuelson, intenzionato evidentemente a coprire di più a centrocampo visto l’atteggiamento offensivo degli avversari. Nonostante i continui attacchi dello Zenit, Abbiati non corre pericoli, quindi Spalletti corre ai ripari ed inserisce Zyryanov al posto di Bystrov. Al 75’ arriva il colpo di scena, infatti il Milan in sofferenza si porta a ridosso dell’area avversaria, Montolivo trova un bel lancio ed il difensore Hubocan, a causa della pressione di Pazzini, mette la palla nella propria porta, regalando il 3-2 ai rossoneri. Dopo l’autogol di Hubocan inizia un forcing deciso dello Zenit, ma i russi faticano ad entrare in area avversaria. Spalletti inserisce Kanunnikov al posto di Fayzulin, mentre Allegri copre di più la squadra inserendo Yepes al posto di Boateng. Il forcing russo produce un gran tiro da fuori di Anyukov, ma Abbiati è grande e sfodera la grande parata che salva il risultato. Fino al novantesimo il Milan soffre, ma riesce a rendere sterili gli attacchi avversari ed a portare a casa un pesante 3-2 in trasferta.

Il Milan ottiene tre punti d’oro e si trova in testa al girone in attesa della sfida tra Malaga e Anderlecht, comunque i rossoneri hanno ottenuto una grande vittoria in trasferta contro una rivale diretta per la qualificazione agli ottavi. I rossoneri hanno evidenziato diverse sbavature un po’ in tutti i reparti, molto ingenui sono stati i difensori in occasione del secondo gol subito, inoltre lo sviluppo della manovra non sempre scorre fluido. Anche la fase offensiva, che oggi ha fruttato 3 gol, non è perfetta, infatti il primo gol è arrivato su un calcio piazzato, il secondo su una magica galoppata di El Shaarawy ed il terzo su un pasticcio della difesa avversaria, nessuna marcatura è nata da un’azione prolungata e ben studiata dei rossoneri. Ottima la prova di Abbiati, autore di almeno quattro parate decisive.

Lo Zenit perde in casa ed ora l’undici di Spalletti è in guai grossi. Dopo due giornate di Champions i russi sono ancora a zero punti, ben quattro lunghezze sotto il Milan e tre sotto il Malaga (che deve ancora giocare la sua seconda partita), un divario importante in una competizione breve come la Champions. La squadra di Spalletti in attacco vive troppo di individualità e, una volta limitato Hulk, smette di fare male, inoltre la difesa pasticcia molto e va facilmente in confusione.

calcio
2 ottobre 2012
CHAMPIONS LEAGUE, SECONDA GIORNATA: PAREGGIO STENTATO PER LA JUVENTUS

Deludente pareggio per la Juventus del duo Conte/Carrera, i bianconeri tornano a giocare in casa la Champions League dopo mille giorni, ma finiscono prima in svantaggio e poi, raddrizzata la gara, rischiano di nuovo di capitolare nel finale.

La Juventus mette in campo per 9/11 gli stessi uomini che sabato sera hanno massacrato la Roma, le uniche novità sono sulle fasce, dove Lichtsteiner e Asamoah prendono il posto di Caceres e De Ceglie. In porta c’è Buffon, davanti al portiere i tre di difesa sono Barzagli, Bonucci e Chiellini; Pirlo è il regista di centrocampo, coadiuvato da Marchisio e Vidal, mentre le ali sono Lichtsteiner e Asamoah; la coppia d’attacco è composta da Matri e Vucinic.

Lo Shaktar gioca con Pyatov in porta, i due centrali difensivi sono Kucher e Rakitskiy, mentre i terzini sono Srna a destra e Rat a sinistra; a centrocampo la regia è affidata a Fernandinho, mentre in interdizione c’è Hubschman, sulla trequarti giocano Mkhitaryan, Willian e Texeira, l’unica punta è Luiz Adriano.

Il primo tempo comincia con una Juventus piuttosto timorosa che subisce il gioco dello Shaktar, gli ucraini dal canto loro fanno un buon possesso palla e cercano di crearsi gli spazi con una rete molto fitta di passaggi. La prima occasione vera arriva dopo 10 minuti, quando Willian serve in area Fernandinho e quest’ultimo tira, ma la palla si perde sul fondo. La Juventus, schiacciata dietro dagli avversari, tenta di ripartire e dopo otto minuti trova un bel tiro con Marchisio, ma la palla è alta sopra la traversa. Lo Shaktar vince la partita soprattutto sulle fasce, dove Rat e Srna sembrano molto più attivi di Lichtsteiner e Asamoah, inoltre gli ucraini sanno produrre improvvise accelerazioni che mettono in difficoltà i bianconeri. Al 23’ lo Shaktar passa in vantaggio, è Texeira a mettere la palla in rete. Come spesso accade, la Juve subito dà prova di carattere, i bianconeri si procurano infatti un corner e, sul cross dalla lunetta di Pirlo, Bonucci trova la deviazione in rete. Dopo il pareggio la Juventus riesce a farsi vedere di più, ma sul possesso palla gli ucraini si fanno comunque preferire. Comunque vere e proprie azioni pericolose non se ne vedono più, quindi il primo tempo termina 1-1.

Nella ripresa la Juventus mette in campo più grinta e determinazione, mentre lo Shaktar si chiude in difesa e regge bene. Al 49’ Vucinic tira, ma la palla è alta sulla traversa. La pressione bianconera è alta, ma tiri in porta non arrivano, quindi al 59’ Carrera inserisce Giovinco al posto di un Vucinic molto volenteroso ma poco concreto. Lo Shaktar però riesce a ripartire e a creare grossi problemi alla retroguardia juventina, un tiro di Texeira infatti sfiora il palo. Al 60’ un vivace Giovinco mette sui piedi di Matri un’occasione d’oro, ma l’attaccante bianconero spreca tirando fuori. Cinque minuti dopo Carrera manda fuori anche Matri, sciupone e autore di troppe simulazioni, inserendo Quagliarella. Le occasioni migliori arrivano però per lo Shaktar, prima Mkhitaryan impegna Buffon con un bel calcio di punizione, poi lo stesso centrocampista offensivo manca di poco la porta con un tiro molto pericoloso. La gara va avanti con gli ucraini che riprendono di nuovo il controllo del gioco, la Juve tenta delle ripartenze, ma mai arriva con pericolosità in porta. Lucescu è molto soddisfatto (a ragione) della propria squadra e opera un’unica sostituzione, chiamando fuori Texeira ed inserendo Ilsinho. Nella Juve entra Pogba al posto di un Vidal non eccellente. La Juve nel finale soffre e l’ultima occasione è dello Shaktar, su un rinvio inefficace della difesa bianconera, Willian trova il tiro, ma la palla colpisce la traversa. La partita finisce sull’1-1.

La Juventus ottiene con fatica un solo punto nella prima gara di coppa giocata in casa. Al di là del risultato, ciò che preoccupa è stato l’approccio alla gara dei bianconeri che nelle fasi iniziali sono apparsi timorosi, poi nel proseguo della gara hanno tirato fuori la grinta, ma hanno mostrato grossi limiti in fase offensiva ed a tratti anche nelle fasi di impostazione a centrocampo, lasciando così molto possesso palla agli avversari e tenendo la difesa costantemente sotto pressione.

Lo Shaktar ha giocato un’ottima gara, gli ucraini hanno mostrato ottime capacità di palleggio ed ottime qualità individuali, inoltre hanno saputo difendere bene quando gli avversari hanno pressato di più. La squadra di Lucescu avrebbe anche meritato la vittoria, infatti ha saputo essere molto più pericolosa degli avversari ed ha preso una traversa sul finale di gara, ma comunque il gioco fatto ed il punto raccolto in trasferta non può scontentare Lucescu.


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permalink | inviato da zinonno il 2/10/2012 alle 23:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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